“LA DIAGNOSTICA APPLICATA AL SERVIZIO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA

ABIEFFE

A BI EFFE DIAGNOSTICA

TERMOGRAFIA – TERMOFLUSSIMETRIA – BLOWER DOOR TEST

1.0 Premesse
L’intento della presente pubblicazione è quella di richiamare alcuni aspetti riguardanti la
performance energetica degli edifici, proponendo alcuni spunti di riflessione sull’importanza della
diagnosi energetica. L’attualità dell’argomento richiama anche l’attenzione di tecnici e operatori
del settore delle costruzioni sull’impiego di alcune tecniche di diagnosi particolarmente idonee per
le verifiche dell’involucro edilizio. Consapevoli del fatto che una corretta diagnosi, di certo
consentirà di migliorare la conoscenza del patrimonio edilizio anche nei suoi aspetti tecnologici.
L’informazione di base, sui concetti fondamentali, sulle applicazioni, sull’uso ma anche sui limiti
delle tecniche applicate, può garantire un approccio più consapevole da parte dei professionisti del
settore che intendono avvalersi. Il tema trattato offrirà loro la possibilità di valutare le potenzialità
delle tecniche di diagnosi applicate per l’analisi energetica degli edifici.
Da comprendere ovviamente che l’edificio va inteso come un sistema complesso, formato da più
componenti che interagiscono tra di loro in modo funzionale. Dal punto di vista energetico
l’interazione coinvolge essenzialmente l’involucro e gli impianti di climatizzazione invernale ed
estiva. Pertanto, una valutazione energetica complessiva non può prescindere da una corretta analisi
del bilancio energetico del sistema edificio / impianto, da cui dipendono i flussi di energia.
Particolare importanza assumono le dispersioni e gli scambi termici, le perdite di generazione,
distribuzione e regolazione dell’impianto di riscaldamento che, a loro volta dipendono in massima
parte dalle caratteristiche architettoniche e termiche dell’involucro, e degli impianti installati. A
riferimento vedasi anche le norme tecniche UNI / TS 11300 – 1.
1.1 Il ruolo della tecnica termografica nella diagnosi energetica
Nell’ambito specifico della diagnosi energetica degli edifici, l’analisi termografica (se condotta
in modo appropriato e corretto) può divenire un utile strumento di verifica che potrà offrire validi
risultati per la conoscenza dei “difetti” costruttivi delle costruzioni ascrivibili a dispersioni e ponti
termici fornendo un quadro generale in tempi rapidi. Allo stesso modo ciò è possibile nel caso della
progettazione e la verifica degli interventi, contribuendo in tal senso a migliorare notevolmente
l’efficienza energetica del sistema edificio.
Da evidenziare che la localizzazione estesa delle perdite energetiche spesso è complessa e difficile,
e, quanto mai impossibile da rilevare con la semplice osservazione visiva.
Perciò, ottime potenzialità d’indagine si possono ottenere implementando la termografia con la
termoflussometria, l’endoscopia, e il Blower door test, ossia integrando indagine qualitative e
quantitative di tipo esteso, con rilievi diretti, ottimizzando con maggior precisione non solo i punti
di sondaggio ma anche i risultati del rilievo e la definizione stessa delle soluzioni progettuali.
Come già citato in precedenza, l’indagine estesa ed immediata consente di “calibrare” o indirizzare
nel miglior modo possibile ulteriori analisi puntuali, anche se sovente può ritenersi sufficiente per
definire concretamente il quadro generale di uno stato di fatto con i suoi “difetti nascosti”,
l’omogeneità o la disomogeneità termica individuando preventivamente zone energeticamente
critiche.

Grazie anche alla rapida evoluzione tecnologica di questi strumenti d’indagine, oggi è possibile
monitorare cambiamenti termici indotti da fattori di diversa natura (chimica, fisica, costruttiva,
ecc.), studiare l’evoluzione di determinati fenomeni e prevedere eventi.
La verifica dello stato termico di un oggetto, di un ambiente, di un elemento o di una superficie più
o meno estesa, consente attraverso l’analisi dei gradienti di temperatura di valutare con sufficiente
precisione il suo stato fisico di conservazione.
Grazie a queste peculiarità, la termografia IR oggi si colloca a pieno titolo nell’applicazione in
svariati settori; basta applicarla correttamente.
Realisticamente, se consideriamo che circa il 47 % del consumo energetico degli edifici è dovuto
a dispersioni e ponti termici, si può comprendere come l’indagine termografica estesa
all’involucro edilizio possa diventare una concreta opportunità di verifica e controllo finalizzata a
migliorare il confort ambientale, l’efficienza energetica, la riduzione dei consumi (e quindi anche
dei costi), dell’energia fornita, e dell’impatto ambientale.
L’indagine termografica anche in questi casi supera la modellazione teorica fornita genericamente
da un software, in quanto documenta uno stato fisico reale, con tutti i suoi difetti. Ciò può essere
utile anche in termini di confronto con i risultati del progetto energetico, e l’efficacia che esso ha
prodotto in termini di efficienza.
Una tale valutazione potrà anche rappresentare una effettiva verifica di rispondenza della
certificazione e classificazione energetica degli edifici, con il potere di convalida dei risultati
dichiarati.
1.2 La tenuta all’aria dell’involucro edilizio – metodo Blower Door Test
Ad integrazione dell’analisi termografica si può ricorrere al Blower Door Test (BDT), per misurare
il grado di ermeticità raggiunto da un involucro edilizio ovvero, la sua capacità di tenuta alle
infiltrazioni e dispersioni d’aria. Il test è rivolto essenzialmente alla verifica di tenuta all’aria dei
serramenti dai quali, maggiormente si verificano le dispersioni.
Il metodo è di tipo non distruttivo, rapido e quantitativo, in quanto da la possibilità di misurare in
breve tempo il livello di ermeticità per effetto della pressurizzazione degli ambienti interni,
creando una differenza di pressione tra interno ed esterno (50 Pa). L’effetto della depressione
costante dell’aria ambiente consente di misurare in tempo reale il valore delle perdite d’aria e quindi
le dispersioni energetiche. Il valore rilevato, messo a confronto con i valori limite indicati dal
protocollo Casa Clima, in relazione alla classe energetica dell’edificio, definisce il livello di
ermeticità raggiunto dall’edificio indagato. È ovvio che un buon livello di ermeticità corrisponde a
minori consumi energetici ed un maggior comfort termico interno. Da rilevare però che un elevato
indice di ermeticità, in mancanza di ricambi d’aria o di un impianto di ventilazione meccanica
controllata (VMC), può aumentare il rischio di formazione della condensa interna.
1.3 Misure di resistenza termica e valutazione della trasmittanza in opera – La
Termoflussometria
L’indagine estesa per la valutazione della perfomance energetica di un involucro edilizio dovrà
sempre comprendere la misura della propria capacità di resistenza allo scambio termico con
l’esterno attraverso il flusso termico che si viene a generare. Tale concetto è legato ad una legge
fisica di trasferimento del calore da corpi più caldi verso corpi più freddi. In questo caso parliamo
maggiormente di perdite per trasmissione. Pertanto, il valore di trasmittanza termica di un
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involucro, indica le proprie capacità di resistenza al passaggio del calore verso l’esterno. Anch’essa
è una misura quantitativa, eseguita in modo del tutto non invasivo, con dati riscontrabili in maniera
diretta, attraverso un monitoraggio di breve periodo del flusso termico e dei valori di temperatura
della superficie (lato interno ed esterno).
Per definizione la TERMOFLUSSIMETRIA è una tecnica di misura in opera della resistenza
termica di un elemento opaco (parete, solaio) che è soggetto ad un flusso termico quando è
interposto tra ambienti a diverse temperature.
La misura consiste nel valutare con sufficiente precisione la trasmittanza “U” dell’elemento
opaco, dopo un periodo di rilievo continuo della resistenza termica dell’elemento stesso (minimo
72 ore; consigliabile 7 gg.) purché non vengano eseguiti gravi errori di posizionamento delle sonde
e/o di misura.
La tecnica prevede la collocazione nel modo più corretto in punti idonei prescelti e ben individuati
sulla parete da esaminare (possibilmente orientata a nord) un sistema composto da almeno quattro
sonde di temperatura di superficie (due interne e due esterne corrispondenti) e una piastra
termoflussometrica, collegate ad uno strumento acquisitore datalogger, programmato con rate di
acquisizione di 15 ÷ 20′.
I dati rilevati possono essere elaborati con software dedicati secondo due distinte procedure:
a) Metodo di calcolo delle “medie progressive”
b) Metodo di calcolo “Black-box”
Il metodo più utilizzato è quello delle “medie progressive”.
La valutazione in opera della resistenza termica di un elemento opaco è alternativa ai metodi teorici
che, senza dubbio sono di minor precisione perché generici. Infatti, i metodi di calcolo teorici non
tengono conto dell’invecchiamento dei materiali posati in opera e della progressiva decadenza delle
prestazioni termofisiche, e alle inevitabili variazioni delle stesse caratteristiche fisiche per effetto
dell’esposizione costante agli agenti esterni.
Per quanto si evince, il “collaudo energetico” di un edificio può essere condotto in maniera più o
meno esaustiva e completa, secondo l’utilizzo delle tecniche esposte (una o più verifiche), ognuna
delle quali è disciplinata da specifiche norme tecniche:
a) Valutazione qualitativa dell’involucro termico dell’edificio mediante termografia IR (UNI
EN 13187)
b) Valutazione della permeabilità all’aria mediante metodo del Blower Door Test (UNI EN
13829)
c) Valutazione del valore di trasmittanza in opera (secondo norma ISO 9869).
È chiaro che l’integrazione dei tre metodi esposti, garantisce in modo assoluto e oggettivo la reale
perfomance raggiunto da un involucro edilizio. Ulteriori verifiche sugli impianti completeranno la
valutazione dell’organismo edilizio nel suo insieme, per definire concretamente il livello
dell’efficienza energetica ad esso attribuito.
2.0 L’efficienza energetica nell’epoca più recente per la sostenibilità ambientale
La sensibilità crescente unitamente allo sviluppo tecnologico stanno determinando importanti
cambiamenti anche sul processo di valutazione energetica degli edifici che ha focalizzato
maggiormente l’attenzione sul problema dei consumi da cui può derivare un effettivo impulso di
progresso del settore edile.
Come è noto la Certificazione Energetica è stata introdotta con la direttiva europea 2002/91/CE
recepita dal nostro Paese con il D.L. 192/2005 modificato e integrato dal D.L. 311/2006 e le
successive normative più recenti.
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La Certificazione prevede una serie di operazioni e di calcoli che tengono conto della performance
energetica dell’edificio (elementi opachi, trasparenti, impianti) che, se affrontata con procedure
corrette, sicuramente potrà garantire un miglior approccio interpretativo e progettuale finalizzato ad
azioni correttive delle criticità termiche rilevate.
In questo senso, nella determinazione del bilancio energetico di un edificio, la valutazione dei
parametri fondamentali attraverso una diagnosi strumentale assume anche un’importanza rilevante
anche ai fini di una corretta Certificazione energetica.
Le tecniche di diagnosi come la Termografia e Blower door test consentono l’individuazione delle
anomalie termiche e dei punti critici delle superfici e delle strutture che, implementati con le analisi
dei dati derivanti dal rilievo termoflussimetrico, costituiscono valore di prova delle reali prestazioni
energetiche raggiunte dall’edificio in esame.
Il Tecnico Certificatore attento e scrupoloso attraverso le verifiche citate avrà la possibilità di
conoscere (e utilizzare nei calcoli) dati oggettivi attendibili ricavati da misure e rilievi diretti,
eliminando ogni incertezza generata da procedure basate su dati teorici o di riferimento.
Sulla base di tali considerazioni si può affermare che la diagnosi strumentale oltre alle capacità di
analisi può divenire un utile strumento di verifica della bontà di un progetto e dei risultati ottenuti in
relazione alla performance energetica raggiunto dall’edifico.
Data l’esperienza maturata negli anni di attività professionale ribadisco la mia personale
convinzione sul fatto che, ogni buon progetto di riqualificazione energetica non può prescindere da
una giusta e corretta diagnosi di qualsiasi manufatto edilizio di ogni specie ed entità.
La diagnosi strumentale diretta deve costituire un punto fermo di partenza, un input ed un supporto
fondamentale (rappresentativo dello stato di fatto) che dovrà fornire realmente (senza dubbi) gli
elementi essenziali per un corretto approccio al progetto d’intervento per la riqualificazione
energetica di ogni edifico.